Italia paese fallito
Posted on 17. Nov, 2009 by Anna Chiara Di Cagno in Italia
Sembra di assistere alla riproposizione di un vecchio film con le ormai più consunte, che consuete, tappe: nascita dell’idea, avviamento, subito pochi investimenti, disorganizzazione, campagne di stampa, aggressione verbale di chi vuole far funzionare l’idea, nuove riduzioni degli investimenti, crisi, riduzione del personale, campagna mediatica, stato prefallimentare e poco prima del crak, come d’incanto, la panacea di tutti i mali la privatizzazione.
E’ stato così per l’energia elettrica, per il gas e siamo arrivati all’Alitalia recente, ma dobbiamo ancora “lavorare”, in questo senso, per la scuola, i trasporti, le ferrovie, la giustizia e ora L’ACQUA! sono convinta di questo passo presto sarà l’aria. Ma quando il “cittadino comune” si renderà conto di essere stato preso in giro, di aver avuto strumentalizzata anche la sua rabbia perchè funzionale a quel progetto di trasferire risorse economiche dalle sue tasche a quelli del capitale.
Il nostro caro ministro dell’economia qualche anno fa teorizzava “la finanza creativa” la “cartolarizzazione dei beni demaniali” come ulteriori pezze a colore in grado di risolvere tutti i mali dello STATALISMO di stampo sovietico! Oggi non se ne parla più e la sua finanza creativa è stato uno dei motivi del tracollo economico mondiale assieme all’appetito insaziabile della speculazione economica.
E adesso ci rubano anche l’acqua, bene primario come l’aria di cui tutti hanno gratuitamente diritto perchè dono di Dio o della Natura (per chi non crede). Invece di modernizzare le reti esistenti quasi tutte obsolete e fatiscenti, invece di costruire nuovi impianti per produrre nuovi misurati apporti dove l’acqua c’è, LA DECLASSANO DA BENE PUBBLICO PRIMARIO COME L’ARIA A MERCE QUALSIASI, facendola diventare strumento di speculazioni giuridicamente legittimate.
La privatizzazione, che potrebbe sembrare una delle possibili soluzioni al problema della gestione delle acque, è invece una delle fonti ,scusate il gioco di parole, di conflitto in più parti del mondo. Il Diritto Internazionale, purtroppo, con le sue Convenzioni, è troppo debole per regolare i diritti e i doveri di chi sta a monte o a valle di un corso d’acqua, e quindi come sempre, in assenza di norme vincolanti, vige il diritto del più forte.
La Turchia, per esempio, mediante la realizzazione di dighe e centrali sull’Eufrate, ha causato una consistente riduzione della portata del fiume stesso verso la Siria e l’Iraq. Altro esempio: la diga di Farakka, costruita dall’India nel 1970, è causa di continue inondazioni in Bangladesh. Del resto, non a caso, il termine “rivale” trae la sua origine proprio dal rivus latino: il rivale è colui che dimora lungo un rivo; e dal momento che spesso i rivali lottano tra di loro per lo sfruttamento delle acque, il vocabolo che li definisce, per traslato, è passato a significare “competitore”.
Suez e le altre “sorelle” dell’acqua vogliono esportare il modello Toscana nel resto d’Italia, preoccupandosi, ovviamente, solo del profitto derivante dalla distribuzione, con conseguente emissione della bolletta, che passerà da meno di 1 euro al metro cubo ad almeno 3,5 euro , fregandosene degli investimenti sulla rete.
La municipalità di Parigi che era finita nella mani di Suez ( società francese ) ha, in questi giorni, rimunicipalizzato il servizio, in quanto i costi per i cittadini erano insopportabili. A questa ulteriore legge voluta dalle lobbies dell’acqua prima a livello europeo ( la sede del consorzio delle società private dell’acqua è davanti alla sede del Parlamento Europeo ) poi a livello delle singole nazioni.
Siamo quindi alla resa dei conti, è ora di bilanci, non quelli di Berlusconi che sono sempre positivi, ma quelli reali. l’italia è un paese fallito, sia nei conti, ma ancora più drammaticamente nella sua cultura, le proposte e le direzioni che continua fare a prendere sono sempre più disastrose e paradossali, la via verso il baratro sembra irreversibile.




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